Centrale idroelettrica "Antonio Pitter" di Malnisio

L’acqua, l’elemento naturale indispensabile per far funzionare una centrale idroelettrica.

Siamo agli inizi del 1900 e questa per l’epoca era la massima espressione tecnologica che l’uomo potesse realizzare, un progetto avveniristico che molti avevano reputato impossibile anche solo da immaginare.

La centrale di Malnisio si serviva del Torrente Cellina che nasce dal Monte Gialina ad un’altitudine di circa 1600 metri.
Il Torrente Cellina era adatto per questo scopo non solo per la forza che questo sprigionava, ma anche perché in qualsiasi periodo dell’anno poteva garantire sempre una discreta quantità d’acqua, sufficiente per il funzionamento delle turbine; anche nei periodi in cui le scarse precipitazioni abbassavano di molto le portate del torrente.

Nel luglio del 1900 Antonio Peter venne assunto dalla società Cellina come direttore per la costruzione della parte elettromeccanica della centrale di Malnisio. Nel 1904 fu nominato direttore tecnico della società e nel 1906 direttore generale con competenza anche per la parte costruttiva degli impianti idraulici.
In quei anni lavorò a stretto contatto con un gruppo di imprenditori e capitalisti veneziani che finanziarono l’imponente progetto. Tutto ciò gli permise di completare la centrale di Malnisio in soli cinque anni di lavoro.

È davvero emozionante camminare lungo il corridoio della sala macchine. Era infatti qui che per una combinazione di elementi nasceva l’energia elettrica, un vero e proprio punto nevralgico di tutto il progetto, il cuore della idroelettrica racchiuso in 4 turbine idrauliche.

In questo cuore tecnologico della centrale le macchine racchiudono quasi 100 anni di sviluppo industriale del nord-est d’Italia. Oltre a questi macchinari, un contributo fondamentale lo hanno dato anche gli operai che vi lavoravano.

Nel corso degli anni le vite di centinaia di persone sono state scandite dai ritmi della centrale. Al suo interno infatti, la centrale racchiudeva una vera e propria comunità, fatta di uomini pronti ad intervenire per ogni tipo di emergenza. C’erano falegnami, meccanici, muratori, elettricisti, tutti con compiti ben prestabiliti, e di cose da fare all’interno della centrale ce n’erano molte, come emerge dai registri compilati dagli operai fin dai primi anni di funzionamento della centrale.
Dalle piccole manutenzioni ai grandi interventi, lavorando in qualche caso al limite della sicurezza. Al suo interno non mancava nulla, a disposizione del personale c’erano alloggi, un refettorio ed una zona ricreativa. Nel 1970 i dipendenti erano circa 120, in seguito l’organico si ridusse a poco a poco, in quanto molti lavori vennero automatizzati.

Nel 1988, dopo aver prodotto 46 milioni di kilowattora annui, la centrale fermò definitivamente le sue turbine. L’acqua venne utilizzata per altri progetti fondamentali del territorio, garantendo l’irrigazione totale della pianura e sfruttandola anche per usi civili. Inoltre si costruirono nuove centrali, raddoppiando la produzione di energia elettrica. Ultimo ma non meno importante progetto per il torrente Cellina, fu il controllo delle piene.

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